Fra le meditazioni analitiche, o discorsive, quella sulla gratitudine ha una forza speciale. Consiste nel lasciare sorgere (e restare in) un senso di gratitudine profonda che non è verso qualcosa o qualcuno ma è invece libero, e avvolge di meraviglia.

Sulla meraviglia come breccia nella membrana della consapevolezza, improvvisa apertura nel sistema di significati assodati e scontati che sta in ognuno di noi, Howard L. Parson ha scritto in un saggio del 1966 intitolato A Philosophy of Wonder e pubblicato dalla International Phenomenological Society. Ciò che rende “ordinaria” l’esperienza ordinaria, per Parson, è  “l’estirpazione della flora selvaggia e bizzarra, l’appiattimento di tutte le sporgenze, ad opera delle fotocopie, dei bulldozer, delle autostrade. La concettualizzazione, l’attitudine strumentale verso le cose, lo sviluppo di abitudini meccaniche, la creazione e l’applicazione di classi con l’attribuzione di tipi e sottotipi astratti alle cose: tutto ciò contribuisce a far scomparire dalla consapevolezza il senso dell’unicità qualitativa delle cose e quindi l’esperienza della meraviglia.

La meraviglia si distingue dalle esperienze quasi puramente emotive, e negative, come il panico o lo stesso stupore, perché mantiene un elemento ideativo, una curiosità di fondo, un controllo dell’emozione che dà un distacco psichico dall’esperienza e permette in qualche misura il gioco dell’immaginazione. Quando l’immaginazione distaccata è sopraffatta da un’emozione, come la paura, la meraviglia scompare. cielo2 per FBL’esperienza ordinaria è semplicemente l’esperienza che ha questo carattere regolare, abitudinario e prevedibile. Ma non è l’unica esperienza possibile, come dimostrano l’arte, che si nutre di un’esperienza qualitativa e le scienze, che inventano e scoprono nuovi ordini delle cose.”

La stessa esperienza dell’attenzione consapevole, di un ascolto che sospende i filtri abituali della percezione (giudizi, in senso fenomenologico),  permette un flusso intenso e libero delle qualità, aprendo le porte alla meraviglia. Un abbassamento rilassato della guardia: per entrare nello Specchio, Alice si ripropone di fare “finta che lo specchio sia diventato morbido come tulle, in modo che possiamo passarci…” E scopre che “il vetro stava davvero incominciando a sciogliersi, proprio come una luminosa nebbia d’argento.”

Meditazione di gratitudine

Ci centriamo nella nostra posizione e sentiamo il nostro peso, un’attrazione che ci tiene dolcemente ancorati al terreno. Siamo grati per questa attrazione che ci protegge. Restiamo in questa gratitudine per qualche momento e poi proseguiamo, ricordandoci di restare sempre per qualche respiro nel momento della gratitudine, a ogni passo successivo.

Cominciamo ascoltando lo stesso respiro, che ogni volta è nuovo e diverso e porta continuamente energia. Siamo grati per questo respiro che ora fluisce libero, senza impedimenti. Ci sono stati, e forse ci saranno, momenti in cui il respiro era impedito, ma ora fluisce leggero.

Ascoltiamo il cuore che pulsa e distribuisce calore. Siamo grati per questa forza che ci sostiene.

Siamo consapevoli che possiamo vedere e dei nostri occhi, che ci portano i colori, i volti, i sorrisi. Le albe, i tramonti, le foglie che cadono, la luna e le stelle, il buio e la luce. Noi stessi allo specchio. Siamo grati per questi occhi.

Ci accorgiamo del nostro udito e delle nostre orecchie, che ci permettono di sentire i suoni, i rumori, la musica, le risate, le voci di coloro che amiamo, il silenzio. Questo dono non ci sarà per sempre. Siamo grati per questo dono.

Ci accorgiamo del nostro naso e dell’olfatto, che ci permette di sentire i profumi, gli odori buoni e cattivi, l’erba appena tagliata, gli aromi della cucina, l’aria impura e pura. Siamo grati per questo dono.

Ci accorgiamo di avere una bocca e delle labbra, che ci permettono di sentire i sapori, di dare baci, di sussurrare, di parlare forte e piano, di cantare e di chiamare. Siamo grati per queste labbra.

Ci accorgiamo di avere delle mani, che toccano e tengono, aiutano, carezzano, aprono e chiudono, stringono, portano, abbracciano, sollevano. Siamo grati per queste mani.

Ci accorgiamo di avere dei piedi che ci portano, camminano, danzano, corrono. Ci ricordiamo di qualche momento in cui non abbiamo potuto camminare e siamo grati per poterlo ora fare liberamente.

Ci accorgiamo di avere lacrime che possono scorrere, dei dolori, e della forza che ce li fa sostenere. Siamo grati per queste lacrime.

Stiamo col respiro e con tutti i nostri meravigliosi sensi, con gratitudine.

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